Cascina San Romano

I primi documenti che nominano la cascina San Romano risalgono al XVI secolo.

Per saperne di più è possibile consultare la tesi di laurea di Elena Brambilla e Camilla Sapio (Politecnico di Milano Facoltà di Architettura a.a. 1987-1988), disponibile presso la biblioteca del CFU.

Leggendola si scopre che il terreno su cui sorge la cascina, in origine, apparteneva alla Pieve di Trenno, compresa nel comune di Quinto Romano che è stato annesso al comune di Milano solo nel 1923.

Le prime notizie certe relative a questa località si ritrovano in documenti d’archivio risalenti al 1559 (Fondo Famiglie): qui viene menzionata la località ma non case o altri fabbricati. I terreni risultavano coltivati a prato, orto, aratorio ecc. ed erano di proprietà di Giò Giacomo Rainoldi.

Ma chi studia in archivi e catasti sa che in quegli anni erano possibili incertezze ed errori:

  • sia perché l’estimo si basava su un doppio criterio (notificazioni dirette da parte dei proprietari e misurazione dei beni da parte dei periti, iniziate nel 1549 e terminate nel 1552),
  • sia per l’ostilità con cui la popolazione accolse l’iniziativa nata a fini tributari,
  • sia per la natura stessa del perticato rurale che censiva principalmente i terreni.

In una lettera di supplica datata 18 settembre 1579, Alfonso Rainoldi chiede di correggere il libro del perticato che indicava erroneamente Giò Giacomo come proprietario di un “sito di orto e giardino”. Questa dizione con quella del 4 aprile 1560 che nomina un campo situato nel territorio della “cassina” di San Romano, confermano l’ esistenza di un fabbricato con mulino (in lavori recenti condotti dagli operatori del parco è stato ritrovato un frammento di macina!).

Quello che ancora resta da stabilire è l’effettiva destinazione del fabbricato: cascina o villa? A suffragare questa seconda ipotesi ci sono le testimonianze (1925) della commissione incaricata di segnalare i monumenti di carattere storico e artistico esistenti nel territorio dei comuni annessi alla città di Milano nel 1923: il fabbricato viene catalogato come casa gentilizia anche in riferimento agli stemmi presenti.

In un documento del 1596 con cui venivano divisi i beni tra i fratelli Rainoldi scopriamo che la cascina San Romano era costituita da un corpo di fabbrica a L, diviso in due parti: quella a ovest affacciata sul grande giardino e indicata come casa di propria abitazione del conte Rainoldi, quella a est adibita a casa da massaro.

Nell’angolo tra i due corpi di fabbrica c’era una piccola corte con il pozzo e gli orti, a sud la cappella di San Romano. L’impianto a L risulta confermato dalla metà del ’500 alla metà del ’800.

Tra il 1771 e il 1847 si susseguono una serie di passaggi di proprietà anticipati da un documento di perizia che documenta e descrive gli edifici lasciando immaginare quale dovesse essere l’organizzazione della vita in cascina e la molteplicità di funzioni ivi raccolte.

Il vero cambiamento si ebbe nella prima metà dell’800 con nuove costruzioni e migliorie: ampliamento del portico vicino all’aia, costruzione della stalla per le bergamine, scuderia per i cavalli, porcilaia, portico esterno alla stalla, locali adibiti alla lavorazione del latte (in sostituzione del torchio e della vinaia), una nuova casa e il granaio.

È così che la cascina assume la conformazione a corte chiusa.

Nella seconda metà dell’800 l’attività agricola è in pieno sviluppo e la cascina rientra nella categoria delle aziende agricole gestite da grandi affittuari, a loro volta gravati dal peso del canone d’affitto basato sulla produzione di grano e latte.

Nel XX secolo la cascina si amplia: la pianta si articola intorno a due corti più piccole oltre a quella principale.

Negli anni ‘40 si assiste alla demolizione dei locali per la lavorazione del latte, sostituiti da una nuova casa per l’affittuario; la “casa da nobile”, sopravvissuta per oltre 4 secoli, viene ristrutturata completamente e trasformata in una casa a due piani destinata ad abitazione dei salariati. La porcilaia viene distrutta durante la Seconda Guerra Mondiale, mentre alcuni corpi di fabbrica vengono demoliti nel 1960 ad opera del Comune di Milano, proprietario dal 1942. Anche la chiesetta e la torre di accesso vengono distrutte in questi anni, ma non si è riusciti a ricostruire se durante la guerra o per cause successive.

Si può affermare che tra il 1960 e il 1970 tutti i fabbricati e i terreni di San Romano cadono in progressivo abbandono sino al 1974 quando l’amministrazione comunale decide di affidare l’area a Itali Nostra per la realizzazione di Boscoincittà. La concessione dell’area e della cascina rientra in un piano strategico del Comune di Milano che con il Piano recupero delle cascine (1976) intende recuperarne alcune ad un uso pubblico, possibilmente nel contesto dei parchi metropolitani, comunque in connessione allo svolgimento di attività sociali, agricole e di svago.